Coccoloterapia® in acqua calda

Riflettendo sull’evoluzione della mia vita e del mio lavoro, la molla più grande che mi ha sempre guidato è stata la curiosità, la voglia di stare bene anzi meravigliosamente bene e quella di chiedermi: “ma c’è di meglio?”

Ho iniziato a fare Coccoloterapia® in acqua calda senza neanche rendermene conto, semplicemente mi veniva naturale e istintivo, fare all’altro, quello che in realtà avrei voluto fosse fatto a me.

 

Coccoloterapia® in acqua calda - www.scuoladirespiro.com

Ho iniziato ad amare me stesso e la persona che avevo in braccio come se fossi io, senza dare nessun tipo di giudizio, se uomo o donna, se bella/o, o brutta/o, se giovane o vecchia/o, se alta/o o magra/o, o grassa/o, semplicemente così, amare, per quello che sei, come sei, senza dover dimostrare niente a nessuno, senza dover chiedere nulla in cambio, libera/o di accettare oppure no, libera/o di godere oppure no, libera/o di gioire oppure no.

 

Nei primi tempi, come già detto, lavoravo con il metodo del Rebirthing, dove si lavora anche in acqua calda a pancia sotto e con il boccaglio, per cui quando seguivo una persona che stava respirando in acqua calda, e sentivo che stava succedendo qualcosa, non potevo fare domande alla persona e farmi rispondere, usando il Respiro della Memoria®.

Era necessario trovare un altro modo di fare il lavoro in acqua.

 

Ogni volta che facevo una seduta in acqua, pensavo al modo migliore di farlo, finché un giorno ripensai ad una volta, che durante un seminario fatto con Konrad Halbig, nel 1996, di Rebirthing in acqua calda, lui ci parlò di un metodo, che veniva usato in acqua e che lui non conosceva, se non per averlo visto fare e che si chiamava Watsu. Io non lo conoscevo e ricordo che solo una o due persone del seminario ne avevano sentito parlare.

Ci diede qualche descrizione facendoci prendere in braccio l’altra persona, a mo di bimbo piccolo, e ci fece provare in coppie.

L’obiettivo era far rilassare la persona in braccio seguendo il suo respiro.

 

Una ragazza del corso alla fine, prima di uscire, mi prese e per gioco cominciò a mandarmi sotto acqua e, siccome ero molto rilassato, mi fece roteare in tutti i modi. Poi mi prese per i piedi e mi portò in giro per la piscina sott’acqua.

Mi sembrava di volare, per utilizzare le stesse parole di allora, mi sembrava di essere una Lontra dell’Universo, che stava giocando in acqua, era bellissimo.

 

Quindi tornando alle mie sedute di respiro in acqua calda, ho cominciato i miei primi esperimenti alla fine del 1997, dopo aver messo a punto il Respiro della Memoria®.

Facevo respirare la persona con il boccaglio e quando vedevo che succedeva qualcosa la giravo, le facevo le domande (come nel Respiro della Memoria®) e quando la memoria si scaricava la riportavo sott’acqua per farle sperimentare la sensazione della Lontra dell’universo.

Volevo farle provare quell’esperienza meravigliosa che a me era piaciuta molto, ma più di qualcuno invece partiva per un’altra memoria e quindi dovevo ricominciare dall’inizio. Per cui, per un po’ di tempo, ho lasciato perdere la Lontra, facendo respirare le persone nel modo iniziale.

 

Con il tempo poi, riflettendo e ascoltando le condivisioni delle persone che facevo respirare in quel modo, mi venne l’idea di portarle subito sott’acqua a sperimentare la Lontra e devo dire che ci furono dei risultati abbastanza interessanti.

Nel frattempo notai un’altra cosa ancora: molti erano veramente rigidi e mi riusciva difficile farli girare sott’acqua.

Il grosso delle modifiche del lavoro di Respiro della Memoria® in acqua calda, avvenne in agosto del 1998 ad Ischia dove ho lavorato in collaborazione con Michel Hardy, dell’Istituto del Pensiero Positivo.

Per tutto il mese ho fatto sedute individuali ed ho condotto gruppi di 40 persone, fuori e dentro l’acqua. In quel mese di agosto, ed anche negli altri periodi dei villaggi estivi, che seguirono, ho passato circa 12 ore al giorno dentro l’acqua, dalle 6.00 del mattino fino alle 2.00 di notte.

Questo è successo perché, quando facevo le sedute individuali, di solito non c’erano altre attività in corso e molte persone stavano fuori a prendere il sole vicino alla piscina e quindi vedevano quello che facevo.

 

Quando alla fine della seduta la persona usciva dalla piscina con il volto radioso e in pace, molti erano curiosi e volevano sapere com’era andata, e molte delle persone rispondevano: “da Dio!” – alcune dicevano che si erano sentite uno spermatozoo, altre che gli sembrava di volare, altri ancora erano meravigliati di quanto tempo potevano rimanere sotto acqua senza respirare.

Le richieste aumentavano di giorno in giorno e visto che ero l’unico a fare quel lavoro, pur di poter accontentare tutti facevo orari da tour de force.

 

Avevano visto come tenevo le persone in acqua mentre respiravano e il mio atteggiamento di grande attenzione, qualcuno cominciò a dire che coccolavo le persone, e Michel Hardy, sentita questa voce, cominciò a chiamare il mio lavoro “Coccolomania” in acqua calda.

Ogni settimana, quando arrivavano i nuovi gruppi, il mio lavoro in acqua veniva presentato così, la Coccolomania in acqua calda di Paolo Cericola.

 

Nei tre anni che seguirono 98-99 e 2000, ho potuto sperimentare e affinare, vista la grande richiesta, sia nei villaggi che nei miei seminari organizzati durante tutto l’anno, il lavoro della Coccolomania.

Alcune persone durante quegli anni tornarono, perché il lavoro fatto gli era piaciuto moltissimo e avevano ottenuto dei benefici enormi e più di qualcuno mi disse: “ma perché continui a chiamare questa metodo Coccolomania?” ci sembra un po’ brutto e visto che ha degli effetti terapeutici così evidenti non è meglio chiamarla “Coccoloterapia”?

Con questo metodo le persone guarivano (e guariscono ancora oggi) da svariate problematiche o fobie, soprattutto coloro con paura o terrore dell’acqua.

Il ragionamento mi parve giusto e così fu, quindi nell’anno 2000, nacque definitivamente ed è stato ufficialmente registrato il marchio Coccoloterapia® in acqua calda, già chiamato precedentemente Coccolomania® in acqua calda.

 

Coccoloterapia® e Watsu a confronto

Eravamo intorno alla fine dell’anno 2001, quando sono stato chiamato da una persona di nome Michelangelo Bertrand, che voleva saper qualcosa di più sulla Coccoloterapia® in acqua calda, voleva sapere se il metodo che usavo era uguale o copiato dal Watsu, di cui era operatore.

Watsu

Mi chiese di incontrarci e di fare un confronto, un approfondimento. Accettai volentieri, anche perché ne avevo sentito parlare, svariate volte negli anni passati ma non lo avevo mai ne visto fare ne provato.

Ci incontrammo la prima volta presso il suo studio e parlammo un po’ dei due metodi, ed il sistema usato almeno a parole era diverso, ma lui incuriosito disse di voler provare una seduta anzi per la precisione propose uno scambio di sedute, lui faceva una seduta di Watsu a me ed io facevo una seduta di Coccoloterapia® in acqua calda a lui. Accettai la proposta.

 

Quando ci incontrammo, mi fece provare per primo il Watsu, devo dire che è un metodo molto dolce, che mi piacque molto, poiché stando sempre in acqua a coccolare gli altri e non avendo ancora allievi pronti per ricambiare, per me non rimaneva molta possibilità di farmi coccolare. Comunque nel Watsu, non si considera il respiro, ed esso viene lasciato libero, secondo lo stato della persona.

Nel Watsu, almeno da come me lo spiegò lui e da quello che ho potuto capire, l’operatore non fa un grande sforzo, perché lascia lavorare l’acqua, per aiutare a sciogliere le tensioni senza forzare molto sui muscoli della persona.

 

Insomma condensando quello che lui mi disse e provandolo sulla mia pelle, in fin dei conti il Watsu è una specie di massaggio in acqua e non si spinge più in là (non me ne vogliano gli operatori Watsu se non ho descritto meglio il loro lavoro, per questo ti rimando al libro scritto dall’autore Harold Dull “Watsu” ediz. Urra, che sicuramente lo fa molto molto meglio di me).

 

Quando fece lui la seduta di Coccoloterapia® in acqua calda, andò bene fino a un certo punto, poiché quando tocco una memoria profonda, lui si irrigidì e non riuscii ad aiutarlo ad andare oltre.

Quando terminammo la seduta, mi disse che all’inizio, una delle differenze che aveva notato, era nel fatto che io intervenivo inizialmente, facendo molto sforzo per aiutarlo a sbloccare delle tensioni, poiché facevo degli stiramenti e delle pressioni lungo la spina dorsale, ma che comunque lui era già andato in preoccupazione già solo con il respiro iniziale, poi quando ho cominciato a portarlo sott’acqua ha contattato qualcosa che lo ha turbato molto ed ha deciso che non voleva andare avanti, poi gli è piaciuto molto il finale con i massaggi energetici ed il canto armonico.

 

Insomma a conclusione ha riconosciuto che i due metodi, erano assolutamente diversi e che il Watsu non va così in profondità come la Coccoloterapia® in acqua calda.

 


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